• PERCHE’ I POVERI VOTANO A DESTRA

    VEDI STUDIO DELLA BOCCONI NOVEMBRE 2025

    Politica identitaria e disuguaglianze: lo studio Bocconi che spiega il cambiamento

    La politica identitaria e disuguaglianze sono oggi al centro del dibattito politico.
    Uno studio dell’Università Bocconi spiega come le battaglie culturali abbiano sostituito quelle economiche, cambiando il modo in cui le persone votano. Questo cambiamento ha favorito la crescita della destra, persino tra chi rischia di perdere di più in termini economici.


    Politica identitaria e disuguaglianze: il paradosso della nostra epoca

    Oggi assistiamo a un paradosso evidente:

    • le disuguaglianze economiche aumentano,
    • ma la domanda di redistribuzione diminuisce.

    Le classi popolari, storicamente vicine alla sinistra, scelgono sempre più spesso la destra.
    Le campagne elettorali non si concentrano più su salari, welfare e tasse, ma su temi culturali come religione, immigrazione e valori tradizionali.

    Secondo lo studio di Nicola Gennaioli e Guido Tabellini, pubblicato su Econometrica:

    “Non siamo più divisi in classi economiche, ma in identità culturali. È qui che si gioca la partita politica”.


    Quando la cultura supera l’economia nella politica

    Gennaioli e Tabellini spiegano che la polarizzazione politica non dipende più solo da reddito e ricchezza.
    Oggi la frattura principale è tra due visioni opposte della società:

    • Progressisti multiculturali
    • Conservatori legati a valori locali e tradizionali

    Quando la cultura diventa il tema dominante, anche un lavoratore precario può sentirsi più vicino a un’identità conservatrice che alla propria classe sociale.


    Come le persone scelgono la propria identità

    Le persone scelgono l’identità che percepiscono come più rilevante nei conflitti sociali.

    • Quando l’economia domina l’agenda politica, le divisioni seguono le classi sociali.
    • Quando emergono temi culturali, la spaccatura diventa culturale, superando quella economica.

    Come spiega Tabellini:

    “Un cittadino che si identifica come bianco, cristiano e tradizionalista darà meno importanza alla redistribuzione economica e più alla difesa dei propri valori, anche se appartiene a una classe svantaggiata”.


    Propaganda identitaria: la strategia che divide

    Lo studio mostra come i partiti abbiano imparato a sfruttare questa dinamica.
    Oggi investono risorse nella propaganda identitaria, creando uno scontro tra “noi” e “loro”:

    • cittadino locale contro immigrato,
    • lavoratore tradizionale contro élite progressista.

    Questo processo, definito “spargere stereotipi”, mira a:

    • rafforzare le divisioni culturali,
    • radicalizzare le posizioni politiche,
    • aumentare la polarizzazione.

    “La propaganda non serve a convincere, ma a radicalizzare”, afferma Gennaioli.
    “Ogni slogan estremo spinge l’avversario a diventare ancora più estremo”.


    Politica identitaria e disuguaglianze: il sondaggio che conferma la teoria

    Un sondaggio su 3.000 cittadini americani dimostra che la maggior parte oggi si identifica in termini culturali, non economici.

    • Chi si definisce “bianco, cristiano e tradizionalista” tende a essere più ostile all’immigrazione e meno favorevole alla redistribuzione.
    • Chi si riconosce come “secolare, multiculturale e cittadino del mondo” ha posizioni opposte.

    Queste identità influenzano il voto molto più del reddito.


    Il caso China Shock: la prova concreta

    Il modello è stato testato sul caso del China Shock, ovvero l’impatto della concorrenza cinese sulle aree industriali statunitensi.
    Nei territori più colpiti:

    • gli elettori conservatori hanno chiesto meno redistribuzione,
    • e più politiche anti-immigrazione.

    Questo fenomeno è iniziato prima dell’ascesa di Donald Trump, dimostrando che non si tratta solo di propaganda, ma di un cambiamento profondo e duraturo.


    Un mondo diviso, ma non più per reddito

    La teoria di Gennaioli e Tabellini spiega anche la crisi europea:

    • il declino dei partiti socialdemocratici,
    • la crescita di campagne identitarie,
    • la debolezza di una politica che parla solo di disuguaglianze economiche.

    “La sinistra ha sottovalutato il ruolo della cultura”, conclude Tabellini.
    “Finché ignorerà i temi identitari, continuerà a perdere proprio tra i suoi ex elettori”.

Comments are closed.