RICORDO DI TINA ANSELMI: IL 23 DICEMBRE 1978, 47 ANNI FA, CON LA LEGGE 833, NASCEVA IL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE
RISULTATI ELEZIONI REGIONALI 2025
In questo file (VEDI) vengono presentati i seguenti risultati delle elezioni regionali 2025 per il Veneto:
- Iscritti, votanti e non votanti a Castelfranco Veneto negli anni 2020 e 2025
- Voti per il candidato Presidente: Rizzo, Szumsky, Stefani, Manildo, Bui
- I voti di lista a Castelfranco V.
- I voti di lista per Manildo
- Liste per Manildo
- I voti di lista per Stefani
- Liste per Stefani
- Elezione dei Consiglieri con grafico dei voti associati ai partiti
- I candidati Consiglieri più votati a Castelfranco V.
- Preferenze dei candidati PD della Provincia di Treviso
- Voti al PD – confronto 2020 – 2025
- Voti al PD nel Veneto (in percentuale) – confronto 2020-2025
- Voti al PD nel Veneto (valori assoluti) – confronto 2020-2025
CLAUDIO BELTRAMELLO E LA SANITA’ VENETA
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Le possibili soluzioni alla crisi della sanità in Veneto
Medici di medicina generale: l’avamposto che rischiamo di perdere
In Veneto la carenza di medici di medicina generale non è un’ipotesi: è già realtà.
Negli ultimi anni la Regione ha perso circa 350 medici in attività (2020-2024).
Secondo la Fondazione Gimbe, al 1° gennaio 2024 mancherebbero 785 medici per garantire il rapporto “ottimale” (1 medico ogni 1.200 assistiti) nella nostra regione.
Intanto il carico per chi resta è sempre più pesante: oggi il medico di famiglia veneto ha mediamente 1.546 assistiti, ben oltre la media nazionale e oltre la soglia accettabile.
Sono questi i numeri che spiegano l’impossibilità per molte persone, soprattutto le più fragili, di trovare un medico vicino, di ottenere visite tempestive o semplici risposte di routine. Questo avamposto della sanità rischia di venire meno proprio là dove serve di più.
Non possiamo accettare che, nella nostra terra, la salute diventi un lusso. Difendere la sanità pubblica significa anche ricostruire la medicina di base, rendere la professione attrattiva, garantire che ogni cittadino, ovunque viva, abbia vicino un medico che sappia ascoltarlo e che se prenda cura.
La sanità pubblica non è un privilegio: è un diritto.
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Valorizzare i professionisti
La sanità veneta valorizzare professionisti è una questione urgente. Nel video, Claudio Beltramello spiega le criticità del sistema sanitario pubblico e propone soluzioni concrete per valorizzare medici, infermieri e tutti gli operatori che garantiscono cure ogni giorno.
Perché la sanità veneta rischia di perdere i professionisti
Oggi la sanità veneta affronta due grandi problemi:
- Carenza di personale in entrata
- Fuga continua di medici, infermieri e professionisti dalla sanità pubblica
Molti lasciano il sistema perché non si sentono valorizzati, ascoltati o rispettati.
Inoltre, i carichi di lavoro elevati rendono il lavoro spesso insostenibile.
Senza chi lavora negli ospedali e nei servizi territoriali, nessun modello sanitario può reggere.
Le cause della fuga dei professionisti
- Scarsa valorizzazione delle competenze
- Condizioni di lavoro difficili e stressanti
- Mancanza di ascolto e riconoscimento
- Carichi e turni troppo pesanti
Investire sulle persone: la priorità di Claudio Beltramello
Secondo Claudio Beltramello, il primo investimento deve partire dalle persone.
Valorizzare i professionisti significa:
- Garantire condizioni di lavoro dignitose
- Restituire orgoglio a chi mantiene il sistema sanitario
- Ascoltare e coinvolgere il personale nelle decisioni
- Offrire formazione continua e opportunità di crescita
Proposte concrete per la sanità veneta
- Migliorare le condizioni di lavoro di medici e infermieri
- Ridurre i carichi di lavoro e ottimizzare i servizi
- Incentivare la formazione continua
- Promuovere la partecipazione attiva dei professionisti nelle decisioni
Sanità pubblica forte e vicina ai cittadini
Per avere una sanità veneta forte, è fondamentale partire dalla valorizzazione dei professionisti.
Il video di Claudio Beltramello spiega come rafforzare il sistema sanitario pubblico e garantire un servizio efficiente e sicuro a tutti i cittadini.
Guarda il video e resta aggiornato
Guarda il video su Facebook per seguire gli aggiornamenti e approfondire le proposte di Claudio Beltramello per la sanità veneta.
PERCHE’ LA POLITICA NON GIRA PIU’ ATTORNO ALLE TASSE MA ALL’IDENTITA’ CULTURALE
Un nuovo studio Bocconi spiega perché la politica non gira più attorno alle tasse, ma all’identità culturale. E come la destra guadagna terreno proprio tra chi ha più da perdere
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C’è un paradosso che attraversa la politica oggi. Le disuguaglianze crescono, ma la domanda di redistribuzione diminuisce. Le classi popolari, storicamente legate alla sinistra, votano sempre più a destra. E le campagne elettorali si vincono con battaglie simboliche su religione, immigrazione e “valori tradizionali” più che su salari e welfare.
Un nuovo studio (“Presidential lecture: identity politics”) firmato da Nicola Gennaioli e Guido Tabellini dell’Università Bocconi, in uscita su Econometrica, offre una spiegazione potente e spiazzante: non siamo più divisi in classi, ma in identità culturali. Ed è su queste che si gioca la partita della democrazia.
“La polarizzazione politica non ruota più attorno alla ricchezza o al reddito”, afferma Gennaioli, professore del Dipartimento di Finanza della Bocconi. “È diventata una guerra tra visioni opposte della società: da un lato i progressisti multiculturali, dall’altro i conservatori legati a identità locali, religiose e tradizionali”.
Il cambio (endogeno) di identità
Il cuore del modello è semplice e radicale: le persone scelgono l’identità che sentono più rilevante nei conflitti sociali del momento. Quando l’economia domina l’agenda, ci si divide in classi. Ma quando la cultura diventa più saliente – ad esempio per via dell’immigrazione o dei temi etici – ci si riconosce in gruppi culturali contrapposti.
Questa scelta, tuttavia, non è fissa né casuale: è una risposta dinamica ed endogena alle tensioni sociali e politiche. Il modello spiega che gli individui si identificano con il gruppo che percepiscono come più in conflitto con l’“altro” e con cui sentono maggiore affinità. Una frattura culturale più visibile rispetto a quella economica può spingere anche un operaio precario a sentirsi parte di un’identità conservatrice piuttosto che di classe.
“Chi si identifica come ‘bianco, cristiano, tradizionalista’ finirà per dare meno importanza alla redistribuzione e più alla difesa dei propri valori. Anche se è povero”, sottolinea Tabellini, professore del Dipartimento di Economia.
Una strategia (costosa) di propaganda
Il modello mostra anche come i partiti politici abbiano capito – e sfruttato strategicamente – questo meccanismo. Invece di proporre programmi economici, investono risorse nella propaganda identitaria, amplificando gli stereotipi culturali che definiscono il proprio “noi” contro “loro”: il cittadino locale contro l’immigrato, il lavoratore tradizionale contro l’élite progressista.
Nel modello, questa operazione ha un nome preciso: “spargere stereotipi”. È una forma di persuasione politica che costa risorse e produce polarizzazione: rafforza l’identificazione nei gruppi culturalmente definiti e rende le posizioni politiche sempre più estreme.
“La propaganda non punta a convincere, ma a radicalizzare”, osserva Gennaioli. “Ogni slogan estremo spinge gli avversari a essere ancora più estremi. E la politica si trasforma in guerra di religione”.
Fiducia e radici storiche
La capacità dei partiti di influenzare l’identità non è però uniforme. Il modello tiene conto del fatto che i partiti sono storicamente connessi a gruppi sociali specifici: la destra con le classi alte e i conservatori religiosi, la sinistra con i lavoratori e i progressisti. Questo legame condiziona la fiducia con cui gli elettori ricevono le promesse e la propaganda di un partito: un conservatore sarà più ricettivo ai messaggi della destra, un progressista a quelli della sinistra. E così si rafforzano le appartenenze, e con esse la polarizzazione.
Il sondaggio che ha innescato il modello
A fondamento dell’intera teoria, gli autori pongono un nuovo sondaggio su 3.000 cittadini statunitensi, rappresentativi della popolazione americana, che mostra come la maggioranza non si identifichi più in termini economici, ma culturali. E che queste identità – conservatrice o progressista – determinano credenze e posizioni su welfare, tasse, aborto, immigrazione.
Chi si definisce “bianco, cristiano, tradizionalista” è più ostile agli immigrati e meno favorevole alla redistribuzione, indipendentemente dal reddito. Chi si riconosce in una cultura progressista, “secolare, multiculturale e cittadino del mondo”, ha posizioni opposte. E vota di conseguenza.
La lezione del “China Shock”
Il modello viene poi testato empiricamente su un caso concreto: quello del “China shock”, ovvero l’impatto della concorrenza cinese sulle aree industriali statunitensi. I dati, sia dai sondaggi che dai discorsi pronunciati al Congresso, mostrano che nelle zone più colpite, gli elettori culturalmente conservatori hanno ridotto la richiesta di redistribuzione e aumentato la domanda di politiche anti-immigrazione. Proprio come il modello prevede.
Non è stato un effetto retorico di Trump: il riallineamento era già in corso. E ha prodotto un risultato potente e duraturo: un’alleanza tra élite economiche e masse culturalmente conservatrici, che spiega l’ascesa dei populismi di destra anche in contesti di crescente disuguaglianza.
Un mondo diviso (ma non più per reddito)
La tesi di Gennaioli e Tabellini non si limita agli Stati Uniti. Spiega anche il riorientamento dei partiti in Europa, il successo di campagne identitarie contro l’“élite” progressista, e la crisi dei vecchi partiti socialdemocratici. È un tassello importante di una più ampia linea di ricerca – avviata dagli stessi autori con Giampaolo Bonomi nel paper Identity, Beliefs, and Political Conflict pubblicato in The Quarterly Journal of Economics (2021) – che esplora come le identità e le credenze plasmino il comportamento politico ben oltre gli interessi economici.
“La sinistra”, conclude Tabellini, “ha sottovalutato il fatto che la cultura può contare più del reddito. Ma finché insisterà a parlare solo di diseguaglianze, senza affrontare il terreno delle identità, continuerà a perdere proprio tra i suoi ex elettori”.
COME VOTARE CLAUDIO BELTRAMELLO
Come votare Claudio Beltramello: guida pratica al voto regionale 2025
Come votare Claudio Beltramello: guida pratica al voto regionale 2025
Sapere come votare Claudio Beltramello alle elezioni regionali 2025 è fondamentale per sostenere un progetto politico che mette al centro sanità pubblica, servizi territoriali e attenzione alle persone. Questa guida pratica ti spiega in modo semplice cosa fare per esprimere correttamente la tua preferenza il 23 e 24 novembre 2025.
Quando si vota: le date ufficiali
Le elezioni regionali in Veneto si terranno domenica 23 novembre e lunedì 24 novembre 2025. È importante verificare per tempo il proprio seggio e avere con sé un documento valido e la tessera elettorale aggiornata.
Come si vota correttamente per Claudio Beltramello
Per votare in maniera valida è necessario seguire alcuni passaggi. Il voto si esprime sulla scheda elettorale dedicata alla lista provinciale e ai candidati consiglieri. Per sostenere il candidato che vuoi eleggere in Consiglio Regionale, devi scrivere la tua preferenza a mano nello spazio dedicato.
Scrivi la preferenza: cosa mettere sulla scheda
Se ti stai chiedendo esattamente come votare Claudio Beltramello, la regola è semplice: nello spazio riservato alle preferenze, devi scrivere in modo chiaro il cognome del candidato. La preferenza corretta da indicare è:
BELTRAMELLO
Ricorda che senza la preferenza scritta, il voto va alla lista ma non al candidato specifico. Scrivere chiaramente BELTRAMELLO ti permette di contribuire in modo diretto alla sua elezione.
Perché è importante esprimere la preferenza
La preferenza è uno strumento essenziale per scegliere non solo il presidente o la lista, ma anche il rappresentante che porterà le tue istanze in Consiglio Regionale. Scegliere e scrivere BELTRAMELLO significa sostenere una visione di sanità pubblica più forte, servizi territoriali più efficienti e una politica che mette al centro comunità e territori.
Il 23 e 24 novembre 2025 scegli consapevolmente: ecco davvero come votare Claudio Beltramello e dare valore al tuo voto.
PROBLEMA DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
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Per avere un’idea generale di Claudio sulla sanità, i suoi interventi significativi sono stati raggruppati nella pagina: “ Claudio Beltramello e la sanità veneta”
DODICI ANNI A DIFESA DELL’OSPEDALE
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Da più di dieci anni mi batto per un servizio che riguarda tutti noi: il futuro dell’Ospedale di Castelfranco.
Non è stato un impegno “a spot”, né una battaglia dell’ultimo minuto. È stato un lavoro costante, testardo, spesso contro un’amministrazione che continuava a dire che andava tutto bene.
Insieme a tutti i gruppi di opposizione in Consiglio comunale — dal Partito Democratico a tutte le altre forze di minoranza — abbiamo fatto ciò che molti non volevano vedere:
abbiamo convocato una quindicina di consigli comunali dedicati, quando nessuno voleva affrontare il tema;
abbiamo partecipato alle manifestazioni e alle iniziative pubbliche insieme al Comitato per la Difesa dell’Ospedale;
abbiamo portato dati, documenti, proposte e richieste di trasparenza;
abbiamo denunciato lo smantellamento progressivo dell’ospedale generalista, mentre lo IOV avanzava con ritardi e senza rispettare i tempi annunciati.
Negli anni mi sono occupato anche di molto altro: sanità territoriale, personale sanitario, RSA, consultori, prevenzione.
Ma il destino dell’Ospedale di Castelfranco è sempre rimasto una delle mie battaglie più chiare e più radicate.
E tra i tanti temi della sanità e del sociale di cui mi occuperò se sarò eletto in Consiglio regionale, ci sarà sicuramente anche questo.
P.S.
A chi dice che mi sto occupando dell’ospedale solo in questa campagna elettorale, rispondo con un ricordo preciso.
Alla riunione del Comitato in difesa dell’Ospedale sotto la Torre di Castelfranco, era il 2016, ho conosciuto Daiana Bettin. Lei era lì come ostetrica: si batteva per la sua sala parto, per il suo reparto, per un modello di nascita rispettoso e vicino alle famiglie.
È iniziata così: due persone che difendevano lo stesso ospedale, da prospettive diverse, ma con la stessa idea di comunità.
E oggi i miei figli sono la prova vivente che questa battaglia la porto avanti da almeno un decennio.
Per avere un’idea generale di Claudio sulla sanità, i suoi interventi significativi sono stati raggruppati nella pagina: “ Claudio Beltramello e la sanità veneta”
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PER ABBATTERE LE LISTE D’ATTESA, SERVE PERSONALE SANITARIO
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Non slogan, non magie: servono medici, infermieri, tecnici, fisioterapisti, OSS. Senza di loro arrivare a eliminarle diventa un’ utopia.
Per garantire cure tempestive nei pronto soccorso serve personale sanitario.
Perché senza organici adeguati i tempi si allungano, la qualità cala, le persone aspettano e soffrono.
Per assistere gli anziani nelle RSA e a domicilio serve personale sanitario, OSS in particolare.
La differenza tra abbandono e dignità la fanno sempre le persone.
Per la prevenzione, quella vera, serve anche personale sanitario.
Perché senza professionisti sul territorio la prevenzione resta una parola vuota.
Per curare una malattia cronica serve personale sanitario.
Perché la continuità delle cure non la garantiscono gli slogan, ma chi ogni giorno ci mette competenza e umanità.
E poi, le due verità più semplici e più potenti:
Per nascere in sicurezza serve personale sanitario.
Per morire con dignità serve personale sanitario.
Senza di loro, la sanità pubblica non esiste.
Puoi costruire ospedali, inaugurare reparti, tagliare nastri, comprare tecnologia.
Ma se mancano medici, infermieri, ostetriche, tecnici, OSS, fisioterapisti, psicologi, assistenti sanitari… restano solo edifici vuoti.
Le mie priorità?
Sanità. Sanità. Sanità.
E quando dico sanità, dico professionisti sanitari: valorizzarli, attrarne di nuovi, trattenerli. Solo così il Veneto torna a garantire un servizio pubblico forte, accessibile, umano.
Sanità: serve aggiungere altro?
Per avere un’idea generale di Claudio sulla sanità, i suoi interventi significativi sono stati raggruppati nella pagina: “ Claudio Beltramello e la sanità veneta”
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MEDICI DI MEDICINA GENERALE: LA VERITA’ DIETRO LA CARENZA
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Sulla mancanza di medici di medicina generale c’è sempre una gran confusione.
E troppo spesso, in Veneto, si scarica la colpa su Roma.
Ma una domanda semplice andrebbe fatta: chi richiede le borse di studio per la formazione dei medici di medicina generale? E chi può, volendo, aggiungerne?
La risposta è chiara: la Regione.
Negli ultimi anni non si è investito abbastanza nella formazione e nella programmazione, e oggi ne paghiamo le conseguenze: migliaia di cittadini senza medico di base, ambulatori chiusi e ospedali e pronto soccorso in sofferenza, costretti a farsi carico anche di situazioni che dovrebbero essere gestite sul territorio.
Non lo dico solo io: la FIMMG Veneto (il sindacato dei medici di famiglia) lo denuncia da anni.
Già nel 2021 avvertiva che “oltre il 40% dei medici veneti andrà in pensione nei prossimi anni, con gravi disagi per i cittadini” (Quotidiano Sanità).
E nel 2023 segnalava ancora i ritardi nei bandi di formazione come “un ulteriore indicatore negativo sull’effettiva volontà della Regione di investire nell’assistenza primaria” (Quotidiano Sanità).
Quando si ignorano per anni gli allarmi dei professionisti, il risultato è quello che vediamo oggi: cittadini senza medico, territori scoperti, pronto soccorso al collasso.
Non è una fatalità, è una scelta politica.
E serve una svolta: più formazione, più borse di studio, più attenzione al territorio.
Perché una buona sanità parte sempre da vicino, dal medico di famiglia.
Sanità. Serve aggiungere altro?
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FOCUS SULLA SANITA’: INFERMIERI. DISABILITA’. LISTE D’ATTESA. PREVENZIONE
Per avere un’idea generale di Claudio sulla sanità, i suoi interventi significativi sono stati raggruppati nella pagina:
“ Claudio Beltramello e la sanità veneta”